Costruire un’idea

Devi tenere un discorso, fare una presentazione o anche solo una buona interrogazione?

Qual è il segreto di tanti grandi oratori e speaker politici? Trasferire nella mente degli ascoltatori la tua idea. “La”, cioè una idea, una sola, chiara il più possibile, “scrivibile” in una frase. E, come spiega Chris Anderson in questo video, è questo il tuo dono per chi ti ascolta (o, se preferisci, il tuo obiettivo quando devi convincere qualcuno di qualcosa): costruire un’idea nella mente del pubblico. Perché l’idea è “la forza più potente che determina la cultura umana“.

Un concetto semplice, che mi ha ricordato anche Inception, il capolavoro di Nolan. Ma intanto, suggerisco di godersi questo tutorial da uno dei padri dei TED Talks, con i suoi 4 punti da tenere sempre ben presenti prima di uno speech.

(e per farsi venire la voglia di rivederlo, ecco anche il trailer di Inception: https://www.youtube.com/watch?v=gzhcWpzUUIg)

Anime vibranti

[premessa: consiglio di prendersi 5 minuti per godersi il video prima di iniziare a leggere]

Proseguono le nostre masterclass con Simone Schermi che ci sta regalando un nuovo mondo da esplorare, fatto di violini, pianoforti, orchestre, armonie, contrappunti, melodie. E poche, pochissime viole, sì, questo lo ricorderemo 😉

A parte le battute, mentre scrivo sulle note di Richter e Vivaldi mi convinco che in qualche modo il nostro appuntamento musicale dovrà proseguire almeno una volta al mese. Per rieducarci a una bellezza che è a portata anche della generazione trap e per imparare un linguaggio che pare non sia ritenuto così importante dai nostri programmi ministeriali.
Commentava uno dei ragazzi, liceale, maturando, ex-calciatore professionista: “dovrebbero inserire un’ora di storia della musica al liceo”. Se è questo l’effetto di un giovane musicista appassionato su un gruppo di adolescenti, forse dovremmo ripensare davvero cosa significhi educare.

Ma nel frattempo, meglio fare e toccare con mano che teorizzare… Aspettando di ascoltare dal vivo il vibrare dell’anima del violino di Simone, ci godiamo la compagnia di Beethoven, del Confutatis maledictis di Mozart, dell’Estate di Vivaldi (che non è così commerciale come troppa pubblicità e saggi di musica scolastici ci hanno insegnato) e della cover (!) di Richter che apre potentemente questo post e vale più di mille parole (e consiglio di proseguire con il secondo e il terzo movimento, Summer 2 e 3).

Per chi volesse anche cimentarsi in qualche lettura/visione a tema musicale, a fine masterclass sono usciti con Simone alcuni titoli: il film del 2008 Il concerto, Amadeus, e il romanzo di Paolo Mauresing, Canone inverso.

E per i più curiosi, consiglio anche un approfondimento sulle parole della musica curato dagli amici di unaparolalgiorno, a partire da qui. Perché, come ci ricordava anche Simone, la musica parla italiano in tutto il mondo, segno di una patria che, indipendentemente dalle crisi (che passano), eccelle in ciò che è di primaria importanza e che definisce la nostra identità italiana ben oltre il debito pubblico, le mafie e i pregiudizi da spaghetti, pizza e mandolino.
I ragazzi hanno bisogno di racconti diversi, reali. E forse, frequentando più spesso l’arte, potrebbero scoprire di essere davvero qualcosa di più di quello che hanno sempre creduto.
Anime, vibranti.

E Macbeth sia

Le letture sperimentali a voce alta continuano.
Sfioriamo la bellezza dei classici con leggerezza, e scopriamo frammenti di perfezione, un’umanità profonda cui nessuno prima pensava di poter accedere perché troppo difficile. E questo forse è il più grande miracolo: chiunque può leggere direttamente, senza paura, e cogliere quella presenza vera, reale, che è la grande letteratura.

Ti fa tanta paura
mostrarti nell’azione e nel coraggio
quello stesso che sei nel desiderio?

Brama* di potere, violenza, paura, perfidia, tentazione.
In un solo atto Lady Macbeth ha già conquistato terribilmente chi già non la conosceva. Le coscienze si riconoscono e tremano. I più temono il peggio.

E fanno bene.

Stelle, oscurate il vostro fiammegiare,
che la luce non penetri i segreti
dei neri, tenebrosi miei propositi!
L’occhio non veda quel che fa la mano;
ma si compia quell’atto che, compiuto,
l’occhio avrà orrore pur di riguardare!

*parola selvatica e bellissima. Consiglio questo.

Il destino bussa alla porta

Questa settimana, guidati da Simone Schermi, violinista del conservatorio di Genova, abbiamo forse toccato una delle nostre vette. Ascoltare insieme la Sinfonia n. 5 di Beethoven, con brevi intermezzi di introduzione ai tempi e ai movimenti, ha reso vero quello che Platone diceva 2200 anni prima di Beethoven: La musica è per l’anima quello che la ginnastica è per il corpo.

Nell’epoca del workout e delle palestre a suon di rap, dubstep e musica che pompa, abbiamo bisogno anche di altre armonie, più sottili, più lucide e inaspettatamente potenti. Con qualche pregiudizio, forse perché un po’ analfabeti, possiamo chiudere gli occhi per dieci minuti e entrare ogni tanto in un mondo che forse ci eravamo persi per i troppi rumori di fondo.
Ma servono strumenti per ascoltare, apprezzare e, perché no, affinare un po’ il palato. E quindi grazie Simone e non pensare di cavartela con una sola puntata!

ps. Il destino che bussa alla porta? È il senso di quel ta-ta-ta-ta dirompente che attraversa questa sinfonia in modo quasi ossessivo. Come la morte (o la sordità per Beethoven). Non lo ricordate? Ma sì…

Quale sarà la tua impronta?

Jam Session di fine marzo. Il regalo di queste ore di improvvisazione culturale è continuare a imparare, ascoltando liceali che insegnano (e cercando di non interromperli troppo!).

Per questo mese, ho scoperto Maria Luisa Spaziani, potente (vedi sotto).
La musica 8D, che pensavo fosse uno scherzo, ma ascoltare per credere. Non ho resistito a una versione della colonna sonora di Interstellar (già scomparsa dal youtube purtroppo).
Un pezzo di Sung Eun Choi che, non ce ne voglia sul chi viene prima e chi viene dopo, ad alcuni ha ricordato Anastasio.
E questo TEDx sull’entropia direttamente dal Politecnico di Milano.

E poi abbiamo discusso, una intuizione dietro l’altra, dall’inferno senza fiamme al tempo di Bergson e la sua reversibilità, per poi parlare di quel fatale grigio che a volte ci schiaccia e che non sembra possa essere undone, disfatto, come il tempo che scorre e non torna…
Divagazioni a ruota libera alla ricerca di una chiave (qualcuno ha detto Caparezza?), perché se il mondo è senza senso / tua è la vera colpa.

Ogni jam session è un’occasione per parlare di ciò che è profondamente umano, si cominci dalla musica, dalla fisica o dalla poesia, senza paura. Per dare un senso, o almeno provarci.
Aspetto la prossima puntata con impazienza.

L’indifferenza è inferno senza fiamme.
Ricordalo scegliendo
fra mille tinte il tuo fatale grigio.

Se il mondo è senza senso,
tua è la vera colpa.
Aspetta la tua impronta
questa palla di cera.


Maria Luisa Spaziani